La Cassazione ha deciso: tifosi violenti alla sbarra anche senza denuncia
E’ vita sempre più dura per i tifosi violenti negli stadi italiani. Chiunque aggredisca con qualsiasi tipo di corpo contundente un sostenitore avversario, può essere processato anche senza la querela di chi ha subito la violenza. Il pubblico ministero può infatti procedere d'ufficio.
È quanto affermato dalla Corte di Cassazione che, con la sentenza 35649 depositata ieri, ha accolto il ricorso della Procura di Macerata presentato contro il non luogo a procedere disposto dal giudice di pace nei confronti di un tifoso che, durante una partita di calcio, aveva aggredito un avversario lanciandogli una sedia. Il magistrato onorario aveva chiuso il caso perché il ragazzo ferito aveva ritirato la querela.
Una decisione, questa, che non ha convinto la pubblica accusa che ha presentato ricorso in Cassazione. La quinta sezione penale della suprema corte lo ha accolto sostenendo che il possesso della sedia integra l'aggravante contenuta nell'articolo 585 del Codice penale e quindi si può procedere d'ufficio.
"Ai sensi dell'articolo 585, al secondo comma - spiegano gli ermellini - sono considerati come armi tutti gli strumenti atti ad offendere il cui porto è vietato senza giustificato motivo. Ai sensi dell'articolo 4 della legge 118 del 1975 è considerata arma qualsiasi strumento anche se non considerato espressamente come arma da punta o da taglio, che sia chiaramente utilizzabile, per le circostanze di tempo e di luogo, per l'offesa alla persona".
Ora la Cassazione ha trasmesso gli atti al pubblico ministero presso il Tribunale di Macerata e il ragazzo verrà regolarmente processato.
28 settembre 2007