La cultura del doping si diffonde tra i ciclisti ragazzini: l'allarme arriva da Como
«So che con questa mia battaglia mi procurerò molte antipatie e qualche problema. Ma io sono convinto e vado avanti». Franco Bettoni, presidente della Federazione Ciclistica comasca, rilancia la sua lotta contro il doping con un progetto che coinvolga le società e tutti gli addetti ai lavori impegnati nel ciclismo giovanile.
«Ho notato due fattori - sostiene Bettoni dalle pagine del Corriere di Como - Prima di tutto mi risulta un sempre maggiore utilizzo di antinfiammatori tra i ragazzi di 13-14 anni. Io ritengo che a quell'età, se qualcuno ha un mal di testa o non sta bene, debba prendere sì questi farmaci, ma poi andare a letto a riposarsi. Trovo sbagliato utilizzarli per poi mettersi in sella. E mi auguro che qualcuno non li utilizzi per non sentire dolore nei momenti più difficili delle competizioni, anche se magari non sta male. Il concetto è semplice: in età giovanile è preferibile pensare a curarsi, piuttosto che ricorrere ai medicinali per poi essere in condizioni di correre».
La pensa in modo analogo Biagio Santoro, responsabile del servizio di medicina dello sport e lotta al doping dell'Asl di Como: «Oggi si vedono bimbi di ogni età che assumono integratori e bevande energetiche; non si tratta certo di sostanze vietate o dannose, ma parliamo di prodotti assolutamente inutili per i piccoli, che potrebbero bere tranquillamente acqua durante l'attività sportiva. Capita che, per garantire la partecipazione ad una competizione si ricorra all'uso di farmaci e questo è assurdo, soprattutto se parliamo di ragazzini. Non a caso per doping si intende l'assunzione di qualsiasi sostanza se presa per fini non terapeutici, ma per garantire una prestazione e permettere di partecipare ad una competizione. Si tratta in questo caso di assunzione esasperata di farmaci, anche se non strettamente vietati».
Bettoni vede segnali d'allarme che ritene sempre più forti. «Sono convinto che, purtroppo, ci sia una cultura da cambiare, a tutti i livelli. Ritengo che noi, impegnati nel settore giovanile, abbiamo il compito prioritario di pensare, prima che ai risultati, alla corretta crescita dei ragazzi. Perché non dobbiamo creare campioni, ma crescere persone».
Per quanto riguarda gli atleti adulti Bettoni nota «un aumento dei certificati medici che segnalano problemi fisici con il conseguente e autorizzato utilizzo di medicinali che contengono sostanze che sono considerate dopanti».
«È una rivoluzione culturale che va fatta - conclude Bettoni - e so che con questo discorso sarò contestato. Ma non mi arrendo e vado avanti».
30 ottobre 2007