Lo sfogo di Gibilisco: "Con le intercettazioni mi hanno fatto perdere un anno di carriera" «Una legge sulle intercettazioni bisognerebbe farla. Berlusconi ci sta pensando. Non so di politica, ma una legge del genere serve». L'ex campione del mondo di salto con l'asta Giuseppe Gibilisco (vinse l'oro a Parigi 2003) parla alla vigilia della sua gara dopo aver rischiato di saltare Berlino (ad inizio del mese era stato “convocato con riserva”), e coglie l'occasione per ricordare di aver perso dodici mesi di carriera («ma in realtà è stato di più, ero finito prima in depressione e poi ad allenarmi da solo») a causa di una condanna a due anni di stop (poi cancellata dal Tas di Losanna che l'ha riabilitato il 9 maggio dell'anno scorso), in base ad intercettazioni ambientali risultate poi non del tutto chiare.
Successivamente però il tribunale di arbitrato sportivo ha sostenuto nel provvedimento che prima di Pechino 2008 ha permesso all'ex iridato di tornare a gareggiare che non fosse stata provata l'intenzione dell'atleta di fare ricorso a sostanze proibite. Gibilisco ammette di «aver commesso un errore (essersi recato dal dottor Santuccione, ndr), ma da questo a condannare una persona per un'intercettazione ce ne corre. Sì, ci vuole una legge, meno male però che questa cosa è capitata a me e non a qualcun altro». «Forse mi hanno colpito - aggiunge - perché essendo molto frastornato e nervoso quando il procuratore antidoping Torri mi interrogò la prima volta io gli risposi male. Poi però la verità è venuta fuori, ma se non amassi alla follia l'atletica dopo quella vicenda avrei già smesso».
19 agosto 2009
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