Morbo di Lou Gehrig, parla la moglie di Borgonovo: "Il doping non c'entra"
Stasera a Firenze partita in onore di Stefano Borgonovo, ex calciatore di Fiorentina e Milan affetto dal morbo di Lou Gehrig. La moglie Chantal racconta il calvario suo e del marito, bloccato su una sedia a rotelle. Le cause della malattia di Stefano non sono ancora state scoperte, ma qualcuno ipotizza che ci sia anche l'abuso di farmaci e il doping. «Sì, ci ho pensato - racconta Chantal Borgonovo - per un periodo ho creduto che il doping potesse essere la causa di tutto questo, anche se mio marito ha sempre sostenuto e sostiene che la Sla non sia conseguenza del doping. Poi mi ha convinto e ora dico che per fare chiarezza su questa malattia bisogna collaborare tutti assieme. Forse sono cause genetiche».
Per vincere la Sla nasce la Fondazione Borgonovo che la signora Chantal presenta stasera allo stadio Franchi. La genera una partita tra Fiorentina e Milan di oggi e di allora, le due grandi squadre di Borgonovo, che a Firenze, con Roberto Baggio formò la cosiddetta 'B2'. L' incasso della gara permetterà alla Fondazione di nascere e poi collaborerà con la ricerca contro questa malattia, finanziando la ricerca clinica e l' assistenza ospedaliera.
«Dico grazie a tutti quelli che si sono adoperati perchè questa partita ci fosse - continua la moglie dell'ex calciatore - sono felice e Stefano è su un altro pianeta. È emozionato, ma le sensazioni che sta provando gli daranno la carica per affrontare i prossimi due anni». Racconta la malattia Chantal e come il morbo ha condizionato la sua famiglia. «Per due anni Stefano non ha voluto incontrare nessuno, nè ricevere visite. Ma ora la storia è cambiata. Da quando è nata l'idea della fondazione ha avuto il coraggio di raccontarsi. Ora che la Asl gli ha dato anche un comunicatore, telefona e manda email: pensate che era un anno che non comunicava più. Sta facendo una terapia al litio e lui si sente meglio. Ma è stata ed è dura. Noi avevamo una casa sempre piena di amici e poi tutto è cambiato. La figlia piccola, che aveva due anni, quando è comparsa la malattia per sei mesi non si è avvicinata al padre perchè percepiva la sua disperazione. Per i nostri figli (Andrea 20 anni, Alessandra 10, Benedetta 11, Gaia 5) il periodo peggiore è passato perchè hanno visto che la nostra famiglia è di nuovo aperta. Con loro non ho parlato molto, ho cercato di costruire sempre un clima positivo e di pensare positivo».
Stefano cosa dice del calcio di oggi? «Ama il calcio più di me». E cosa desidera? «Veder crescere i suoi figli».
8 ottobre 2008