13 tifosi del Catania appartenenti al gruppo ultras Associazione non riconosciuta (Anr) sono stati arrestati per associazione per delinquere,
resistenza aggravata a un pubblico ufficiale, lesioni personali, porto di armi improprie e di materiale esplodente. Per loro lo stadio è un luogo fisico dove esercitare violenza. La partita? Non interessa, chi aggredisce le forze dell’ordine vince sempre. I poliziotti? Devono fare la fine di
Filippo Raciti. Sono le regole del gruppo etneo secondo quanto emerso dalla indagini della Digos.
Il provvedimento è stato notificato in carcere a due indagati che erano già detenuti per altri reati, mentre dieci sono stati arrestati a Catania e uno a Roma. Quest’ultimo, Marco Lento, originario di Lamezia Terme, vive e risiede nella Capitale ma, secondo l’accusa, farebbe parte attiva dell’Anr spostandosi per le partite del Catania per prendere parte agli scontri con le forze dell’ordine. Dalle intercettazioni gli investigatori della Digos hanno raccolto anche frasi che contengono risultati come, per esempio, “2-0”, ma che non si riferivano alla partita di calcio ma al numero di poliziotti feriti. Così, secondo l’accusa, gli scontri culminati con la morte di Raciti, alla quale gli indagati sono estranei, si sarebbero conclusi per gli ultras con il “punteggio” di 1-0.
Tra gli arrestati c'è anche il capo del gruppo
Giovanni Rira Galvagna, di 28 anni, detto “Koala”, già rinviato a giudizio per gli scontri del 2 febbraio 2007. Gli altri destinatari del provvedimento sono persone tra i venticinque e i trent’anni già note ai tutori dell’ordine anche per reati contro il patrimonio.