Morte improvvisa tra gli atleti, nel 90% dei casi può essere evitata Il 90% delle morti improvvise negli sportivi potrebbe essere evitato. Parola di Maurizio Casasco, presidente della Federazione Medico Sportiva Italiana (Fmsi) che domani a Brescia presiederà, insieme a Francesco De Ferrari, docente di Medicina Legale all'Università di Brescia, il primo convegno nazionale sulla responsabilità professionale del medico certificatore e del medico sociale. Sembra paradossale, ma negli atleti il rischio di un decesso per morte improvvisa è tre volte più alto che per i sedentari. Come agire? Attraverso la certificazione di idoneità sportiva agonistica, «un esame accurato - dice Casasco - che consente di cogliere disturbi gravi ma anche patologie più lievi. E che ha permesso di portare le probabilità al di sotto di quelle dei sedentari, riducendo del 90% il rischio, come dimostrato da una ricerca di 25 anni in Veneto pubblicata su Jama».
La specializzazione in medicina dello sport nasce in Italia, dove oggi si contano 48 istituti e centri specializzati Fmsi. E Casasco ricorda che l'Italia è stato il primo Paese a istituire nel 1957 le scuole di specialità, che oggi sono presenti in 11 nazioni europee. Così come è stato il primo a prevedere, fin dal 1982, l'obbligo della visita di idoneità sportiva annuale per tutti gli atleti tesserati: quasi 4 milioni nel 2007 per un totale di ben 65.000 società sportive.
25 marzo 2010
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