Muore nel sonno un 24enne culturista di Trieste: si sospetta l'uso di anabolizzanti
È morto nel suo letto, tra le braccia dei genitori, impotenti davanti all'improvvisa agonia del loro unico figlio. Giacomo Cavazzini, 24 anni, residente in viale Miramare 27 a Trieste, è stato stroncato ieri all'alba da un malore su cui incombe, come un macigno, l'ombra del doping «fai da te».
Il decesso del giovane, studente di Giurisprudenza e da tempo cultore del muscolo palestrato, è avvenuto per arresto cardiocircolatorio, come ha constatato il medico legale Fulvio Costantinides, chiamato a casa della famiglia Cavazzini dalla polizia, che a sua volta era intervenuta sul posto con il 118. Ma solo l'autopsia e l'esame tossicologico, disposti per i prossimi giorni dal pm Maddalena Chergia che ha aperto subito un fascicolo, potranno spiegare il perché di quella crisi fatale arrivata nel sonno, senza apparenti campanelli d'allarme.
Nella camera da letto di Giacomo sono state trovate diverse scatole di pastiglie, siringhe e fiale. Un cocktail di farmaci, prescritti da un medico di fuori Trieste, del quale non è trapelato il nome, anche se non è escluso che una parte di essi provengano dal mercato nero estero. Il dramma si è consumato nella notte. I genitori di Cavazzini sono stati svegliati dal respiro pesante del figlio, diventato poi rantolo. I sanitari del 118, arrivati con la massima urgenza nell'appartamento di viale Miramare, hanno fatto di tutto per salvarlo ma alla fine il suo cuore ha ceduto. Nelle ore successive la famiglia del giovane si è stretta in un silenzioso e compostissimo dolore. «Cercate di capirmi, ho perso mio figlio», ha detto con un filo di voce e una gentilezza disarmante il papà sulla soglia di casa.
Ma nelle palestre di Roiano ieri la tragedia è deflagrata. «Giacomo lo conoscevo, veniva qui fino a un paio d'anni fa - così Mauro Sassi del California - ma poi se n'era andato perché avevamo avuto da ridire su alcuni suoi atteggiamenti. Gli avevamo consigliato di rimettersi in riga, anche con insistenza, ma lui di questo si era risentito». Il giovane, dopo un po' di tempo, aveva iniziato a frequentare il Big's Gym. «Siamo senza parole, morire nel sonno a 24 anni. Quando l'abbiamo saputo abbiamo pensato subuto a un incidente, e invece…», hanno riferito i responsabili della palestra, da dove si tiene comunque a precisare che «la vita privata Giacomo qui dentro non dava addito a sospetti, quello che può eventualmente aver fatto fuori di qui non è ricollegabile alle nostre attività».
16 maggio 2008