Nuova frontiera dell'antidoping, primo caso di atleta positivo al GH Dopo il Cera, l'ormone della crescita: si allarga il fronte della guerra al doping dopo la scoperta di un nuovo metodo in grado di rilevare l'uso di GH. Il primo caso è nel rugby: il 31enne britannico Terry Newton, positivo a un test fuori competizione lo scorso 24 novembre, ha ammesso l'uso di ormone della crescita e ha rinunciato alle controanalisi accettando la squalifica di due anni. Aveva firmato da poco un biennale con il Wakefield Trinity Wildcats, della Rugby League, ma in seguito alla sua positività il suo contratto è stato risolto.
Si aprono nuovi scenari: «Ci sono altri casi oltre a quello del rugbista», ha sottolineato il medico brasiliano Eduardo de Rose, della commissione medica del Comitato olimpico internazionale (Cio), all'agenzia tedesca Dpa. David Howman, direttore generale della Wada (Agenzia mondiale antidoping), ha commentato con enfasi la notizia della positività di Newton: «È un passo avanti importante nella lotta al doping», le sue parole.
Il rugbista è stato inchiodato grazie al nuovo metodo elaborato dal medico tedesco Christian Strasburger, in grado di rilevare la presenza della sostanza proibita nei test del sangue. «È un forte messaggio per quegli atleti che rischiano usando il GH», ha sottolineato Howman. Soddisfazione anche nelle parole di Andy Parkinson, direttore esecutivo dell'antidoping britannico: «Finora c'è stata la percezione di impunità da parte di coloro che usano l'ormone della crescita. Questo caso dimostra che ora non è più così. Ci è stato riferito che in molti abusano di questa sostanza, ma ora c'è un nuovo metodo, perciò consigliamo agli atleti di pensarci due volte prima di farlo». Il nuovo metodo potrebbe portare alla scoperta di altri casi. Non è da escludere il suo utilizzo per l'analisi dei campioni prelevati durante i Giochi olimpici invernali in corso di svolgimento a Vancouver: le provette saranno conservate per otto anni.
23 febbraio 2010
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