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Oil for drug, il dottor Santuccione si difende: "Non ho prescritto doping"

Si dice «innocente» dall'accusa di dopatore il medico abruzzese Carlo Santuccione, principale indagato dell'inchiesta Oil for drug. In una intervista a Il Centro, il medico ha definito «allucinante» la richiesta di radiazione. «Il ciclismo abruzzese - ha detto - avrebbe dovuto insorgere all'unisono contro chi mi linciava».

Perché è successo? «Ho attirato le invidie di qualcuno perché i miei ciclisti, come Andrea Collinelli, hanno iniziato a vincere manifestazioni importanti». E però bene anche ricordare che Andrea Collinelli risultò positivo a un controllo antidoping per lidocaina e fentermina nel 2000, fu fermato per ematocrito alto nel 1999 e subì la non omologazione di un record mondiale sui 4 km alle Olimpiadi del 1996 per non essersi sottoposto a un controllo antidoping. Ecco, nel dettaglio, l’intervista di Santuccione al quotidiano il Centro:

Carlo Santuccione rompe il silenzio dopo la richiesta di “inibizione a vita” avanzata dalla Procura Antidoping del Coni di Roma. Il medico di Cepagatti finito nell’inchiesta Oil for drug – e già squalificato dalla Federazione dal 1995 al 2000 per aver somministrato sostanze dopanti – rischia di non poter più frequentare in Italia gli impianti sportivi se il Gui, il giudice di ultima istanza, che dovrà giudicarlo, dovesse accogliere la richiesta del Procuratore Ettore Torri. Il dottor Santuccione si proclama «innocente» e si considera un professionista «onesto» perché, dice, dai suoi clienti – ciclisti e atleti professionisti di fama internazionale – non ha mai percepito alcuna parcella per prestazioni mediche.

Santuccione, perché il procuratore Ettore Torri ha chiesto l’inibizione a vita per lei?

«Non lo so. E’ allucinante e sono sconvolto. Nella mia vita ho fatto solo del bene. Torri non lo conosco, e vorrei tanto sapere perché ce l’abbia con me. Mi piacerebbe incontrarlo, sono disponibile a parlare con lui e chiarire la mia posizione. Mi stanno paragonando a un teppista che la domenica va allo stadio a distruggere strutture sportive e fomentare violenza».

Il 2 agosto scorso la Procura però l’aveva convocata. Ma lei non si è presentato. Perché?

«I miei avvocati mi hanno sconsigliato di fornire dichiarazioni sulla vicenda perché, è bene precisarlo, la Procura di Roma non ha ancora chiesto il mio rinvio a giudizio per l’inchiesta “Oil for drug” in cui mi accusano di aver somministrato doping. Tuttavia, non voglio essere additato come un medico che somministra sostanze dopanti, mi opporrò in ogni sede».

Come mai è finito nell’inchiesta penale Oil for drug?

«Il problema risale a molti anni fa. Io ho fatto il medico ospedaliero e ora sono medico di base. Ho sempre avuto una passione: il ciclismo. Più che il medico sportivo, ho fatto il “medico dei ciclisti” per hobby, e non ho mai preso soldi dagli sportivi. Solo agli amatori, per una visita, prima che chiudessi con questa assistenza, percepivo venti o quaranta mila lire. Non mi sono arricchito e gli inquirenti che indagano lo sanno bene. Ero talmente innamorato del ciclismo che a mio padre, per la laurea in medicina, chiesi in regalo una bicicletta. Quando ho iniziato a seguire i ciclisti, quelli professionisti, e sempre come seconda attività, ho attirato le invidie di qualcuno perché i miei ciclisti, come Andrea Collinelli, hanno iniziato a vincere manifestazioni importanti. I maliziosi hanno pensato che io dopassi i corridori».

Nel 1995, poi, fu squalificato per doping. E’ così, no?

«Un dilettante fu trovato positivo a un controllo antidoping e disse che il farmaco gli fu prescritto dal sottoscritto, nonostante la ricetta fosse stata firmata da un altro medico. Tutto falso. La commissione antidoping credette al corridore. Fui squalificato, io non mi opposi perché non mi era stato notificato il provvedimento (pubblicato invece sull’organo ufficiale Tutto Ciclismo, n.d.r.), e da quel momento sono iniziati i miei guai; ogni atleta che veniva da me, quindi, era considerato un dopato».

Danilo Di Luca e Giuseppe Gibilisco stanno pagando per averla frequentata in passato. Lei che cosa ne pensa?

«Danilo non lo seguo da anni. Abbiamo chiuso ogni rapporto per evitare sospetti dopo la vicenda del ’95. Per me Di Luca è come un figlio, l’ho sempre amato e seguito, e prima di ogni appuntamento importante io trascorro una notte insonne per l’emozione. Da lui, però, mi sarei aspettato un comportamento diverso nei miei confronti; lo stesso Gibilisco o Collinelli, pur rinunciando alla mia assistenza, ma come uomini, hanno continuato ad essermi vicino. Danilo si è fatto condizionare, io lo capisco perché è stato punito severamente».

Come ha conosciuto Giuseppe Gibilisco?

«Si è avvicinato al mio studio grazie a un ciclista dilettante del suo paese che seguivo. Ho diagnosticato la sua patologia e dopo essersi operato qui in Abruzzo, a Villa Pini, operazione alla quale ho assistito personalmente, Gibilisco è tornato a vincere e ha ottenuto risultati importanti. Come vede, ho dato tanto allo sport e al ciclismo, ma ho ricevuto zero. Il movimento ciclistico abruzzese avrebbe dovuto insorgere all’unisino contro chi mi linciava. Negli ultimi trent’anni gli esponenti del nostro movimento, a partire dai vertici della federazione regionale o ex corridori, hanno avuto benefici da me. Oggi mi hanno abbandonato».

Secondo lei perché gli atleti ricorrono al doping?

«Tutti, in generale, ricorrono all’uso di sostanze dopanti dove ci sono interessi finanziari. Tuttavia, il ciclismo è uno sport in cui ci sono pochi interessi. In questo sport, però, se non ti alleni o non hai una condotta di vita genuina, non diventerai mai un campione. Il doping non serve a nulla. Con questi scandali diamo solo un’immagine distorta ai giovani».

C’è più consumo di stanze dopanti nel mondo professionistico o in quello amatoriale?

«Secondo le mie esperienze, dove ci sono meno controlli c’è più uso di sostanze dopanti, quindi nel mondo amatoriale per logicità si fa ricorso alle famose scorciatoie».

I cicloamatori le hanno mai chiesto sostanze dopanti?

«Ho solo fornito informazioni scientifiche sui farmaci, non ho mai prescritto sostanze. Oggi è possibile acquistare medicine ovunque: basta consultare internet o leggere i quotidiani sportivi che parlano di doping, per esempio, è ottenere così informazioni necessarie al loro uso».

E il suo futuro?

«Scrivere un libro».

CHI E' CARLO SANTUCCIONE - NEL 1995 FU SQUALIFICATO PER 5 ANNI

Il dottor Carlo Santuccione nasce il 23 ottobre del 1947. Appassionato di ciclismo sin dall'infanzia, dopo gli studi superiori, si iscrive all'università di Roma e si laurea in medicina nel 1973. La sua carriera di medico inizia prima come chirurgo all'ospedale San Massimo di Penne e poi come medico di famiglia a Cepagatti. Oltre alle due ruote, Carlo Santuccione, sposato e padre di due figli, è appassionato di politica: è stato consigliere provinciale di Alleanza Nazionale e assessore all'urbanistica e sport nel Comune di Cepagatti. Qualche settimana fa, però, si è dimesso, decretando, insieme ad altri consiglieri comunali, lo scioglimento del consiglio comunale.

Come medico sportivo ha seguito molti campioni del ciclismo, dilettanti e professionisti, che hanno utilizzato il suo programma personalizzato di allenamento basato sulla correzione fisica in bicicletta; l'esordio nel mondo dello sport, come medico, avviene agli inizi degli anni '80. E' squalificato per doping dal '95 al 2000 e nel 2004 viene coinvolto nell'inchiesta penale denominata "Oil for drug". La Procura di Roma non ha ancora emesso il rinvio a giudizio nei suoi confronti. Ha chiesto sino a dicembre la proroga delle indagini. E' difeso dagli avvocati Michele Coppi di Roma e Medoro Pilotti di Pescara.

25 novembre 2007


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