Omicidio Raciti, la Cassazione non perdona Speziale: "Violento anche in carcere"
Ha continuato ad avere comportamenti violenti anche nell'istituto minorile dove era detenuto. Per questo il 18enne Antonino Speziale non potrà ottenere gli arresti domiciliari. Il giovane è detenuto con l'accusa di aver tirato pietre alla polizia durante i controlli per il derby Catania-Palermo al termine del quale rimase ucciso, lo scorso 2 febbraio, l'ispettore Filippo Raciti.
Il comportamento è sottolineato dalla Cassazione con le sentenze 2207 e 2208. Con questi due verdetti la Suprema Corte ha respinto i ricorsi di Speziale contro le ordinanze con le quali il Tribunale della libertà di Catania confermava la richiesta di mantenere la misura cautelare piuttosto che la detenzione nella casa dei genitori. Per la Cassazione le condotte minatorie e prevaricatrici (sei episodi in tutto) verso gli altri ragazzi detenuti sono “sintomi plurimi e univoci di una concreta propensione alla violenza”.
La Cassazione entra nel dettaglio dei sei episodi di violenza di Speziale: "L'aggressione ad un detenuto, motivata dalla circostanza che quello era figlio di un appartenente alle forze dell'ordine; le minacce rivolte ad un altro detenuto al fine di indurlo ad addossarsi la responsabilità del menzionato fatto; l'istigazione all'aggressione di un minore rumeno ivi ristretto; la violenza usata nei confronti di un altro detenuto per futili motivi; l'aggressione ai danni di altri due, per la quale era stata irrogata la sanzione disciplinare della esclusione dalle attività in comune per dieci giorni".
La permanenza del giovane ultrà in casa non sarebbe, infine, una misura adeguata - spiega la Cassazione – “data la dimostrata incapacità dei genitori di trasmettere al figlio canoni di condotta regolare, ispirati al rispetto dell'altrui integrità fisica e al contenimento delle pulsioni aggressive”.
16 gennaio 2008