Omicidio Sandri, il papà dopo la condanna: «Il perdono? Spaccarotella dica la verità» «Ho sempre avuto fiducia nella giustizia e voglio dire grazie a tutta la gente che c'è stata vicino fino a questo momento. Ho avuto un solo momento di scoraggiamento quando è stata emessa la sentenza di primo grado che era raccapricciante. Ma ora le cose sono andate come dovevano andare». Così Piergiorgio Sandri, padre di Gabriele - il tifoso romano ucciso dall'agente Luigi Spaccarotella - ha commentato il verdetto della Cassazione che ha confermato la condanna a 9 anni e 4 mesi per omicidio volontario.
«La Cassazione ha confermato che l'uccisione di mio fratello è stato un atto volontario, seppure con la responsabilità del dolo eventuale e questo verdetto rispecchia il diritto e la realtà dei fatti». Così Cristiano Sandri, il fratello avvocato di Gabriele, il tifoso biancoceleste ucciso dall'agente Luigi Spaccarotella, ha commentato la decisione della Suprema Corte. «Non è il discorso dell'anno in più o in meno di carcere, l'importante è che il principio di diritto sull'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge sia stato rispettato», ha aggiunto. Cristiano e il padre Piergiorgio sono usciti dalla Cassazione accompagnati dai numerosi amici di Gabbo che sono stati con loro durante questa giornata. Non ci sono mai stati momenti di tensione, eccetto qualche piccolo mugugno in Aula quando i difensori di Spaccarotella hanno sostenuto la tesi del dito «rattrappito» che, per incidente, aveva sparato a Gabriele.
«Perdonare Spaccarotella? Ci posso riflettere ma lui deve dire tutta la verità. E poi il perdono si dà a chi lo chiede, invece la mamma di Spaccarotella non ha mai telefonato a mia moglie, la mamma di Gabriele». Dice Piergiorgio Sandri, padre di Gabriele, a qualche ora dalla decisione della Cassazione. «In quel momento - ha ricordato il padre di Gabriele - mio figlio è stato ucciso da un tutore dell'ordine. Spaccarotella è colpevole, ma non avrebbe dovuto trovarsi lì perchè era esagitato».
«Affronterò la situazione da uomo». Così Luigi Spaccarotella ha risposto a uno dei suoi legali che lo informava della decisione della Cassazione. L’agente ha saputo della condanna da una telefonata di un difensore. Inizialmente è rimasto incredulo. Poi ha parlato con i parenti e con gli amici, comunicando loro probabilmente l'intenzione, già annunciata dal suo legale, di costituirsi. La preoccupazione maggiore di Spaccarotella, secondo quanto appreso, è per i figli, un bimbo piccolo ed una bimba di circa 12 anni, che al momento in cui ha appreso la decisione stavano giocando in casa. Poi si è seduto sul divano, in lacrime, con il figlio piccolo in braccio.
«C’è tanta tristezza anche se lui, quando l'ho visto un po’ di tempo fa, era sereno. Ha sicuramente sbagliato, ma da qui a dire che quella mattina si è alzato con l'intenzione di andare a uccidere una persona ce ne passa». Così don Antonio Bacci, il sacerdote che nel giugno 2007 sposò Luigi Spaccarotella e la moglie, commenta il verdetto della Cassazione. «Non l'ho ancora sentito - aggiunge - certamente ha sbagliato ma parlare di omicidio volontario mi sembra assurdo. Non voleva uccidere».
15 febbraio 2012
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