Operacion Puerto: l'inchiesta che ha sconvolto il ciclismo mondiale OPERACION PUERTO
Il fulcro dell’indagine è condotto in Spagna dalla Guardia Civil tra il febbraio e il maggio 2006. L’inchiesta nasce dallo scandalo della positività all’Epo di Roberto Heras, il vincitore della Vuelta 2005. L'Operacion Puerto culmina con l’arresto dei due medici Eufemiano Fuentes e José Luis Merino Batres, nonché del d.s. della Liberty Seguros Manolo Saiz, del d.s. José Ignacio Labarta e dell’ex ciclista Alberto León Herranz. Negli uffici di Fuentes gli inquirenti sequestrano oltre 100 sacche di sangue congelato e diverse carte.
Secondo l’accusa Fuentes e Saiz erano a capo di una organizzazione che si dedicava alla gestione di autoemotrasfusioni, alla vendita di sostanze dopanti, quali Epo, ormoni della crescita, anabolizzanti, e alla pianificazione del loro utilizzo. La polizia sequestra anche numerosi elenchi cifrati di presunti clienti dell'organizzazione. Dalla decifrazione degli elenchi si arriva al coinvolgimento di 58 ciclisti professionisti, che vengono individuati dalle autorità. I nomi di altri sportivi non sono decifrati o resi noti.
Questi i nomi dei ciclisti citati, a diverso titolo, nell’Operacion Puerto: Allan Davis, Joseba Beloki, Alberto Contador, David Etxebarría, Jörg Jaksche, Isidro Nozal, Unai Osa, Aitor Osa, Sérgio Paulinho, Michele Scarponi, Marcos Serrano, Ángel Vicioso, Vicente Ballester, David Bernabeu, David Blanco, José Adrián Bonilla, Juan Gomis Lopez, Eladio Jiménez, David Latasa Lasa, Javier Pascual Rodríguez, Rubén Plaza, José Enrique Gutiérrez Cataluna, José Ignacio Gutiérrez Cataluna, Santiago Botero, Constantino Zaballa, Jan Ullrich, Óscar Sevilla, Koldo Gil Perez, Luis Sanchez Gil, Carlos Zárate, Ivan Basso, Giampaolo Caruso, Francisco Mancebo, Carlos García Quesada, Adolfo García Quesada, Ángel Edo, Ángel Casero, Igor González de Galdeano, Tyler Hamilton, Roberto Heras, Santiago Pérez, Marco Pantani, Dariusz Baranowski, José L. Martinez Jiménez, Manuel Lloret, Antonio Olmo, David Munoz, Javier Cherro Molina, Javier Pascual Llorente, Francisco Cabello, Agustin Alonso, Nuno Ribeiro, Jan Hruska, René Andrle, Jesus H. Blazquez, Alejandro Valverde.
CRONOLOGIA
23 maggio 2006, scatta l’Operacion Puerto: la Guardia Civil arresta cinque persone tra cui il medico Eufemiano Fuentes, accusato di essere il vertice di un'organizzazione che forniva sostanze e pratiche di doping a sportivi, in particolare ciclisti. Negli uffici di Fuentes gli inquirenti sequestrano diverse sostanze dopanti (Epo, ormoni della crescita, steroidi), un centinaio di sacche di sangue congelate (per le emotrasfusioni) e una serie di documenti.
30 giugno 2006: Alla vigilia del Tour de France, Ivan Basso, insieme ad altri corridori tra cui il tedesco Jan Ullrich e gli spagnoli Oscar Sevilla e Francisco Mancebo, viene escluso dalla corsa in base al codice etico delle squadre del ProTour. Il nome del varesino della Csc è sospettato di autoemotrasfusione attraverso quanto trapelato dalle carte dell'inchiesta. Gli inquirenti arrivano a Ivan Basso attraverso l’etichetta con scritto Birillo (nome del cane di Basso) presente su alcune sacche di sangue, ma anche attraverso un fax speditogli dallo stesso Fuentes, intercettazioni ed sms.
29 agosto 2006: Il fascicolo su Basso viene esaminato dalla Procura antidoping del Coni, retta provvisoriamente dall'avvocato Franco Cosenza. Ma l'inchiesta spagnola, fa sapaere l'Uci, è ancora in evoluzione.
12 ottobre 2006: La Procura antidoping del Coni chiede l’archiviazione per Basso: il varesino può tornare alle gare. Determinante è il rifiuto della magistratura spagnola di estendere i documenti dell'inchiesta alle autorità sportive internazionali e nazionali.
12 marzo 2007: Il giudice del tribunale di Madrid, Antonio Serrano, archivia l'inchiesta penale per un vizio formale: “Contrariamente a quanto previsto in Italia e Francia, all'epoca dei fatti in Spagna non c’era una legge che puniva penalmente le pratiche legate al doping” spiega il giudice. La legge antidoping spagnola è stata approvata soltanto a febbraio 2007.
14 marzo 2007: La pubblica accusa presenta appello contro l’archiviazione dell'Operacion Puerto. Nella ordinanza di appello il pubblico ministero stima che le indagini del giudice sono state “insufficienti per chiarire l'esistenza di fatti che abbiano carattere penale”. Al giudice viene chiesto di procedere ad indagini che la Procura di Madrid aveva già sollecitato. Si associano la Wada (Agenzia antidoping mondiale) e l'Uci, che continua a chiedere le carte dell'inchiesta.
20 aprile 2007: Il Tour de France chiede che i ciclisti sospettati di essere coinvolti nell'Operacion Puerto vengano esclusi.
15 giugno 2007: Due anni di squalifica per Ivan Basso. Questa la sentenza della Commissione Disciplinare della Federciclismo italiana. Basso potrà tornare a correre il 24 ottobre del 2008. Dalla squalifica la Disciplinare detrae 236 giorni, risultati dalla somma di “sospensioni imposte o accettate dall’atleta”. La Disciplinare non ha considerato l’istituto della collaborazione perché da parte di Basso “non c’è stato un contributo fattivo”. Il ciclista è punito “per essersi sottoposto a prelievi ematici senza prescrizioni mediche al fine di alterare le prestazioni sportive”.
1 luglio 2007: Il ciclista Jörg Jaksche ammette di essere coinvolto nell’inchiesta spagnola Operation Puerto con lo pseudonimo di Bella e fa rivelazioni dettagliate sul massiccio uso di doping fatto durante tutta la sua carriera.
14 febbraio 2008: Il tribunale provinciale spagnolo respinge la richiesta di archiviazione e decide di riesaminare il caso dopo che il magistrato Antonio Serrano aveva chiuso le indagini senza emettere alcuna accusa. L'Operacion Puerto, di fatto, torna ad essere una questione aperta.
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