Operazione Cobra Red, Riccò per ora non è indagato. Ecco come venivano presi i medicinali Nuovi risvolti sull'operazione Cobra Red, riguardante il doping nel ciclismo, che a visto l’arresto di Enrico Rossi, ciclista professionista della Ceramica Flaminia-Bassini, nonchè cognato del più noto Riccardo Riccò, già squalificato per doping e tornato da pochi mesi alle gare. Riccò, ora al team Vacansoleil, fino a poche settimane fa correva lui pure per la Flaminia, che proprio per “causa” sua era stata esclusa dalle più ambite corse allestite dalla Rcs Sport, come Milano-Sanremo e Giro d’Italia. Segnale forse che gli organizzatori non si fidavano ancora della redenzione di Riccò o almeno volevano allungarne il periodo di espiazione. «La posizione di Riccò - ha precisato il colonnello Pierluigi Felli dei Nas, che si sta occupando delle indagini - al momento è fuori dalla vicenda, ma stiamo ancora indagando».
L'operazione Cobra red è nata dalla denuncia di uno dei preparatori atletici di Riccardo Riccò che a settembre 2009 si rivolse ai carabinieri di Perugia per denunciare la ricezione di sms, forse inviati al destinatario sbagliato, nei quali ignoti gli chiedevano consigli per l'assunzione di sostanze dopanti. I numeri di Cobra Red sono quelli di un massiccio intervento: 6 arresti, 35 persone denunciate a piede libero, 40 perquisizioni e ben 150 carabinieri impegnati. Nella abitazione di Rossi sono stati sequestrati vari tipi di anabolizzanti più una tenda ipossica. Secondo gli inquirenti, proprio Rossi era colui che raccoglieva un discreto numero di sostanze dopanti vietate dalla legge italiana, da tre differenti canali di approvigionamento.
Sembrerebbe esserci anche il ciclista Luca Celli tra le persone interessate dalle perquisizioni disposte dai carabinieri. Non coinvolto direttamente dall'inchiesta, il ciclista di Forlimpopoli avrebbe subìto il controllo dei militari, perquisizione che non avrebbe permesso ai militari di riscontrare irregolarità per trascinare Celli all'interno dell'inchiesta. Nessun coinvolgimento quindi per il 31enne compagno di squadra di Enrico Rossi alla Flaminia.
Per quanto riguarda l’approvigionamento delle sostanze sembra che un farmacista, Leonardo Scorpiniti, sottraesse le medicine dagli scaffali e le passasse sottobanco all’intermediario, che poi consegnava il pacco ai ciclisti. L’infermiera, invece, trafugava le sostanze proibite dall’ospedale dove lavorava. Così Scorpiniti, dipendente della Farmacia Marchetti di via Ostiense a Roma, e Chiara Ferri, infermiera all’ex Vannini, in via dell’Acqua Bullicante, per alcuni anni avrebbero – secondo i Nas che li hanno arrestati – arrotondato i loro stipendi. Fornivano di Epo, antinfiammatori, anabolizzanti, stimolanti e anche medicinali in grado di falsare le analisi antidoping per ciclista professionista Enrico Rossi, vincitore di qualche gara e secondo allo scorso Giro di Sardegna. E non solo per lui visto che nell’inchiesta risultano coinvolti frequentatori di palestre e altri sei ciclisti professionisti residenti in varie parti d’Italia, quasi tutti della medesima società per cui correva Rossi, la “Ceramica Flaminia” di Rieti.
Anche l’intermediario, cioè il giornalista non iscritto all’albo Sanchez Nicolas, che collaborava con il sito TuttoBici, viveva a Roma: di nazionalità italiana, sebbene di origini colombiane, Sanchez è stato bloccato a Tor Pignattara a casa di un amico. «Il consumo di sostanze dopanti nel Lazio è un fenomeno preoccupante che riguarda soprattutto le categorie amatoriali, in particolare i frequentatori delle palestre», ha detto il colonnello dei Nas Pierluigi Felli.
22 settembre 2010
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