Passaporti falsi, il dirigente Marino indica i colpevoli: "Procuratori come squali"
A distanza di 8 anni da quando il caso si è aperto sono ancora in ballo procedimenti penali per i passaporti falsi nel calcio: ieri si è tenuta la seconda udienza per i documenti contraffatti dell’Udinese. Imputati i due calciatori Jorge Amaral De Castro Jorginho (ex Udinese) e Fabio Junior Pereira (ex Roma), oltre a Gino Pozzo, figlio del patron friulano Giampaolo, e Sigfrido Marcatti, ex segretario generale della società.
Dalle deposizioni sono emersi particolari inediti di quella vicenda, che iniziò con una trasferta dell’Udinese in Polonia nel settembre 2000. All’aeroporto di Varsavia gli addetti alla dogana si accorsero dei documenti falsi e fermarono il brasiliano Warley (Silva dos Santos detto Warley, n.d.r.) prima e il connazionale Alberto (Valentim do Carmo Neto detto Alberto, n.d.r.) poi. Successivamente risultarono irregolari anche i passaporti dell’altro brasiliano Jorginho e del paraguaiano Alejandro Da Silva.
«Warley piangeva a dirotto, era affranto - ha ricordato Marino nell’interrogatorio di ieri, durato un’ora - aveva con sé anche il passaporto brasiliano; il fatto che non l'avesse esibito significa che non sapeva che quello comunitario era falso. Davo per scontata la buona fede dei giocatori, perché vengono completamente gestiti dal loro staff. Disse che il documento glielo aveva consegnato Marcatti, che ritengo lo abbia a sua volta ricevuto dallo staff del calciatore».
Come sono arrivati negli uffici dell'Udinese i passaporti falsi dei giocatori brasiliani Warley e Jorginho? Chi li ha procurati e consegnati al segretario della società bianconera Sigfrido Marcatti? «Siamo stati vittime dei procuratori - ha detto l'ex dirigente bianconero Pierpaolo Marino - una truffa messa in atto nei confronti della società che era in buonafede». Marino ha parlato di «procuratori come squali», interessati a far ottenere lo status di cittadino comunitario al proprio calciatore per renderlo più appetibile in caso di futuri ingaggi ed eludere il tetto dei giocatori extracomunitari. Ha anche fatto riferimento a «entourage che si occupano di tutte le questioni burocratiche legate ai calciatori», dalla casa alla bolletta della luce.
«Marcatti - ha detto Marino - era in buonafede quando portava le pratiche per i permessi di soggiorno in Questura. Inoltrava carte consegnate dallo staff dei giocatori». Sigfrido Marcatti è accusato di aver indotto al falso la Questura di Udine e, in concorso con Gino Pozzo e lo stesso Jorginho, di ricettazione di un passaporto portoghese, contestazione mossa anche al brasiliano Fabio Junior Pereira.
Il pm Lorenzo Del Giudice ha insistito per definire con Marino i ruoli di Gino Pozzo («Si occupava della gestione tecnica dei giocatori, ci sentivamo quasi ogni giorno») e di Marcatti («Mansioni burocratiche, depositava le carte che riceveva»), ma anche per capire da chi l'ex dirigente veniva informato sullo status dei calciatori. Su alcuni particolari dell'inchiesta condotta dall'allora pm Paolo Alessio Vernì è stato sentito l'ex dirigente dell'Ufficio immigrazione della Questura di Udine, Marco Cordella. Mentre sul ruolo di Marcatti sono stati ascoltati un'ex impiegata e Giancarlo Castagnoli, all'epoca amministratore della Calcio servizi srl. È stato quest'ultimo a sottolineare che «tutto quello che veniva fatto all'Udinese lo decideva la società». E i rapporti con i calciatori? «Decideva la proprietà», ha risposto alla domanda dell'avvocato Maurizio Conti, che difende Marcatti.
Il giudice Daniele Faleschini ha rinviato il processo per sentire gli ultimi testimoni: udienza al 27 giugno, al termine del campionato inglese, per consentire all'allenatore Luigi De Canio di essere presente.
23 gennaio 2008