Passaporti falsi, una condanna e una prescrizione per il caso Veron Una condanna e una prescrizione per la vicenda dei documenti contraffatti che consentirono il rilascio del passaporto comuntario al calciatore Juan Sebastian Veron, ex Lazio ora in forza all'Estudiantes in Argentina. La prima Corte di Appello di Roma ha confermato oggi la condanna a 15 mesi di reclusione per Elena Tedaldi, accusata di falso materiale e ideologico, ex dipendente dello studio legale 'Alvarez' di Buenos Aires che preparò il carteggio. La Corte ha dichiarato il non doversi procedere per sopravvenuta prescrizione per l'altro imputato Gianfranco Orsomarzo, l'impiegato del comune di Fagnano Castello (Cosenza) responsabile di aver accertato falsamente la parentela di Veron con un emigrato in Argentina nel secolo scorso. Il legale della Tedaldi, l'avvocato Vincenzo Dresda, ha annunciato il ricorso in Cassazione. In primo grado, il 23 febbraio del 2007, furono assolti per non aver commesso il fatto lo stesso Veron, l'ex patron biancoceleste Sergio Cragnotti e l'ex dirigente biancoceleste Felice Pulici, dall'accusa di falso in merito alla vicenda della falsa naturalizzazione del calciatore.
Oltre a Veron, Cragnotti e Pulici, il giudice Bruno Costantini assolse in primo grado - in merito alle accuse sulle irregolarità legate alla naturalizzazione del centrocampista argentino, sulla base di una falsa parentela, quando militava nel club biancoceleste - anche Nello Governato, i procuratori Gustavo Mascardi e Francisco Hidalgo. Il giudice, in sostanza, pur riconoscendo la falsità dei documenti prodotti per la naturalizzazione di Veron, ritenne tuttavia responsabili dei reati però soltanto gli autori materiali del falso (Tedaldi e Orsomarzo): tuttavia fu ordinata la cancellazione dall'anagrafe del comune di Roma della cittadinanza italiana dell'ex centrocampista della Lazio. Furono infine assolti in primo grado, anche l'intermediario automobilistico Silvio Bottachinnici e il dipendente dello studio legale argentino, Ilario Camaiani.
L'inchiesta giudiziaria sul passaporto italiano di Veron (che fu concesso dal comune di Roma il 9 settembre del 1999) fu avviata nella primavera del 2000 sulla base di una segnalazione arrivata tramite la Farnesina dalla sede diplomatica italiana di La Plata. Per far ottenere la cittadinanza italiana, e il passaporto, a Veron fu presentata una documentazione, falsa secondo le accuse, attestante una parentela del calciatore con Giuseppe Porcella, originario della provincia di Cosenza, emigrato in Argentina nel secolo scorso. La naturalizzazione di Veron avrebbe, secondo le accuse, consentito la possibilità per la Lazio di tesserare un altro extracomunitario.
21 ottobre 2009
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