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Petrucci bacchetta il ciclismo: "Basta con le difese d'ufficio"

C’è ancora tanto lavoro da fare soprattuto da parte delle istituzioni sportive, ma le ultime inchieste degli organi inquirenti dello sport fanno ben sperare. La volontà di fare pulizia, senza timori di pestare i piedi a qualcuno o danneggiare l’immagine di qualcun’altro, sembra più forte di prima. Anche il presidente del Coni Gianni Petrucci appare meno preoccupato di dover difendere a tutti i costi il proprio “giocattolo” e anzi critica le difese corporativistiche: “Dal mondo del ciclismo spesso viene una reazione scomposta – spiega Petrucci a proposito delle ultime inchieste sul doping - vecchie dichiarazioni, trite e banali. Sentiamo spesso la risposta 'ce l'hanno con noi'. Non servono più le difese d'ufficio sul doping”. Petrucci entra più nel dettaglio: “Non servono più difese d'ufficio. Non c’è un soggetto superiore al Coni che abbia a cuore la salute dello sport italiano. Vanno superate queste difese di categoria”. Il numero uno dello sport italiano si compiace per il lavoro della Procura Antidoping: “c'è da sottolineare l'intensa attività compiuta in questo periodo dalla Procura presieduta da Ettore Torri. Il nostro paese è tra i più attivi nel contrastare il fenomeno del doping, anche se occorre rilevare che un analogo atteggiamento non e' sempre riscontrabile in altri paesi o in tutte le federazioni”.Petrucci ha inviato una lettera al presidente dell'Uci, Pat McQuaid, “per sollecitare, in piena collaborazione con la federazione ciclistica nazionale, un migliore coordinamento ed una maggiore uniformità nell'affrontare la lotta al doping, a tutela di una disciplina molto amata dagli italiani e in cui purtroppo è viva la sensazione nell'opinione pubblica dell'instaurarsi di prassi al limite del consentito. Serve una strategia di azione comune e concordata che, ovviamente, non è richiesta solo al ciclismo ma a tutte le discipline, in particolare per quanto riguarda le esenzioni ai fini terapeutici”.

26 giugno 2007


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