Doping, pasticche e fiale fatte in casa: iniziato a Padova il processo per 36 persone
Udienza preliminare ieri per 36 persone coinvolte in una nchiesta su un maxi-traffico di sostanze dopanti in Veneto. La maggior parte dei difensori degli imputati ha sollevato l'eccezione di incompetenza territoriale con l’obiettivo di "frantumare" il processo e alcuni hanno chiesto di venir giudicati con rito abbreviato. In quattro vogliono patteggiare la pena.
Il giudice dell'udienza preliminare, Paola Cameran, deciderà il 18 febbraio. L'indagine era iniziata alla fine del 2005 con un’accurata attività investigativa dei carabinieri del Nas che hanno così scoperto che a circolare nelle palestre non erano soltanto farmaci rubati. Qualcuno infatti produceva doping “fatto in casa”.
Dopo mesi di lavoro gli investigatori del Nas si sono così trovati davanti uno scenario nuovo in casi del genere: preparazione artigianale di pasticche e fiale con importazione clandestina dei principi attivi dalla Cina. Anche la tecnica utilizzata per la distribuzione era alquanto sofisticata.
Il blitz decisivo dei carabinieri del Nas di Padova è scattato all'alba dell'8 aprile 2006 e ha portato all'arresto di sei persone. Tra queste, l'ex campione mondiale Emanuele Zanetti, personal trainer in una nota palestra di Padova, e Carmelo Calà, perito chimico disoccupato residente a Gravina di Catania. Oltre ai sei arrestati, altre diciotto persone, tra cui una donna, vennero denunciate a piede libero. Il numero degli indagati è poi aumentato durante l'inchiesta.
Era Calà, secondo l'accusa condotta dal Pm Emma Ferrero, a farsi portare dalla Cina i principi attivi in polvere e a trasformarli in pasticche o fiale. La merce veniva introdotta in Italia mascherata" da farina e borotalco. Quaranta i chili di principi attivi sequestrati nel blitz, oltre a 470 confezioni, 260 tra fiale e flaconi, tremila capsule e compresse, medicinali a uso veterinario e ormone della crescita (Gh). Tutti prodotti destinati al mondo delle palestre.
2 febbraio 2008