Plusvalenze gonfiate anche nel vecchio Calcio Napoli Sta entrando nella fase calda il procedimento penale sul fallimento del Calcio Napoli nell’estate 2004. Un avviso di conclusione delle indagini preliminari è stato consegnato nei giorni scorsi agli 11 indagati coinvolti nel crack della Società sportiva calcio Napoli. Gli avvisi sono stati consegnati dai militari del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza su ordine dei pm della Procura di Napoli.
I provvedimenti sono stati consegnati ai presidenti del Consiglio di amministrazione della fallita Società sportiva calcio Napoli, avvicendatisi alla guida del club azzurro degli ultimi 4 anni (tra cui Corrado Ferlaino, Giorgio Corbelli e Salvatore Naldi), e agli altri componenti del consiglio di amministrazione e del collegio sindacale. In una nota della Procura è spiegato che sono "in dirittura di arrivo le indagini sulla bancarotta del Calcio Napoli" in quanto "tutti i tasselli del mosaico che ha disegnato il crack del club partenopeo - scrivono i pm - sono stati finalmente ricomposti grazie alle minuziose analisi delle singoli voci dei bilanci di esercizio della società fallita, attraverso le testimonianze rese nel corso di numerosi interrogatori e mediante l'analitica ricostruzione patrimoniale riconducibile all'assetto societario".
Agli 11 indagati (ma altre posizioni sono state archiviate nel corso del tempo) vengono contestati una serie di illeciti, tra cui la bancarotta fraudolenta patrimoniale e preferenziale e le false comunicazioni sociali in danno dei soci e dei creditori, per avere esposto nei bilanci "fatti non rispondenti al vero", ovvero per avere distratto, dissipato o comunque occultato beni facenti parte del patrimonio sociale e anche non impedendo eventi che avevano l'obbligo giuridico di impedire, cagionando, in tal modo, un danno patrimoniale ai soci e ai creditori.
Tra i passaggi chiave dell'indagine, condotta per oltre 3 anni dalla procura, che ha delegato l'attività investigativa alla polizia tributaria, la ricostruzione cronologica della vendita del complesso sportivo di via Vicinale Paradiso, denominato Centro paradiso, di proprietà del Napoli, ad una società di Brescia e del Centro Sportivo di Marianella (quartiere a nord di Napoli) a favore di una società campana poi fallita.
Scrivono ancora i pm che "tali operazioni, è stato accertato, sono state conclusioni a condizioni largamente svantaggiose per il club, con conseguente grave danno patrimoniale". L'attività investigativa ha riguardato anche l'esame delle operazioni di cessione dei diritti relativi alle prestazioni sportive dei calciatori realizzate dal Calcio Napoli nel corso di varie stagioni. Attraverso l'analisi dei documenti sequestrati nel corso delle numerose perquisizioni, avvenute negli anni, negli studi e nelle abitazioni di alcuni tra i più stretti collaboratori dei 3 ex proprietari del Napoli, i finanzieri ed i consulenti dei pm avrebbero accertato che il valore degli atleti è stato gonfiato ad arte per ottenere delle plusvalenze e per "aggiustare" i bilanci.
Tutto ciò, secondo gli inquirenti della Procura, con l'intento di ingannare i soci e il pubblico e allo scopo di conseguire "un ingiusto profitto, di evitare di evidenziare perdite che avrebbero comportato l'obbligo di ripianare il capitale sociale, nonché di alterare la reale situazione patrimoniale ai fini delle verifiche propedeutiche alla regolare ammissione ai campionati".
03 ottobre 2007
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