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Calciopoli, secondo il pm Narducci la cupola era un'organizzazione simile alla mafia e alla P2


Resta a Napoli il processo di Calciopoli. Lo ha deciso oggi il gup Eduardo De Gregorio in apertura dell'udienza preliminare che si sta svolgendo nell'aula bunker di Poggioreale. Il giudice ha respinto una serie di richieste di trasferimento in altre sedi per incompetenza territoriale, avanzate nella scorsa udienza da avvocati del collegio di difesa.

Oggi è stato anche il giorno della relazione del pm Giuseppe Narducci, che con il collega Filippo Beatrice, ha condotto l'intera inchiesta su Calciopoli. Secondo Narducci la cosiddetta «cupola», l'organizzazione capeggiata dall'ex dg della Juve Luciano Moggi che ha condizionato i campionati di calcio, è per molti aspetti simile alla P2 e alla mafia. Il gup Eduardo De Gregorio dovrà pronunciarsi sulle richieste di rinvio a giudizio nei confronti degli imputati fatte dai pm. Beatrice e Narducci chiedono infatti il rinvio a giudizio per 37 persone, tra le quali Luciano Moggi, Antonio Giraudo, Franco Carraro, Massimo De Santis, Innocenzo Mazzini, Tullio Lanese, Paolo Bergamo e Pierluigi Pairetto.

Per il pm Narducci la norma dell'articolo 416 del codice penale (il reato di associazione per delinquere contestato a Moggi e agli altri presunti appartenenti alla «cupola») «sta un po' stretta» in questa vicenda. «C'è qualcosa - ha spiegato Narducci - che ricorda più un'associazione segreta, una organizzazione che fa del vincolo della segretezza il suo dato essenziale», le cui finalità «non si esauriscono nella commissione di uno specifico reato». Secondo il magistrato essa «ricorda quanto previsto dall'articolo 1 della Legge Anselmi, una legge pensata in funzione della P2», che esercita «un condizionamento delle istituzioni pubbliche. L'organizzazione inoltre «può ricordare i profili di una associazione di tipo mafioso: è stata infatti una organizzazione strutturata in cui il vincolo associativo non solo era intervenuto e si era determinato nell'accordo, ma veniva ulteriormente rinsaldato».

Il pm Narducci non condivide la tesi di «più reticoli» ma parla dell'esistenza di «una sola, potente organizzazione criminale» contro la quale «nessuno ha potuto competere». E per sottolineare il potere di Moggi ha ricordato quando il ministro dell'interno in carica si rivolse al dg della Juve, in occasione della morte di Giovanni Paolo II, per valutare l'opportunità della sospensione del campionato. Il pm Beatrice si è soffermato in particolare sui singoli capi di imputazioni. Nel suo intervento il pm ha parlato di «commissione anticipata» del reato di frode sportiva: perché tale reato si concretizzi - ha, in sintesi, osservato Beatrice - non serve dimostrare che l'illecito sia portato a conclusione, ma è sufficiente stabilire l'esistenza di contatti o accordi tra le due parti coinvolte. Ciò in quanto il bene tutelato da tale reato è quello della «lealtà sportiva».

L'ex presidente dell'Aia Tullio Lanese e gli arbitri Paolo Dondarini e Gianluca Rocchi, imputati nel procedimento, hanno chiesto di essere giudicati con rito abbreviato. Analoga richiesta è stata avanzata, nel corso dell'udienza preliminare davanti al gup De Gregorio, dal guardalinee Alessandro Griselli.

29 marzo 2008



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