Processo a Calciopoli, secondo i pm Fabiani faceva parte della "cupola"
Si sono riaperti i battenti del processo a Calciopoli nell'aula bunker di Poggioreale. I pm Filippo Beatrice e Giuseppe Narducci hanno mosso una nuova accusa a Mariano Fabiani, ex direttore sportivo del Messina e vicino a Luciano Moggi. I magistrati contestano a Fabiani l'aggravante di essere uno degli «organizzatori» della presunta associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva.
La prova sarebbe scaturita dalla testimonianza di Romeo Paparesta, papà dell’arbitro Gianluca Paparesta, presente a Napoli nell’abitazione di Moggi quando vennero consegnate le schede sim svizzere. Fabiani in persona avrebbe consegnato le schede agli arbitri per conto di Moggi. «Nessuno conosce questi numeri, le schede servono per comunicare esclusivamente con me e con Fabiani», avrebbe detto l’ex direttore generale della Juventus nel settembre 2004.
«Sono tranquillo - ha dichiarato a caldo Fabiani - a quanto pare è stato cambiato il capo di imputazione per il solo fatto che sarei stato presente ad un colloquio tra Moggi e Paparesta. In buona sostanza non cambia nulla: credo, ma questa è una mia sensazione, che lo hanno fatto per una questione di territorialità»
Protagonista dell'udienza odierna anche l'avvocato Romolo Reboa che, spiega in una nota, «si è costituito parte civile per la Edigamma Publishing srl e per quattro abbonati alla A.S. Roma Calcio e all'emittente televisiva Sky. L'editore, che ha investito milioni di euro nella produzione e distribuzione di figurine e di altri prodotti di merchandising della Juventus, ha chiesto il risarcimento dei danni per i mancati guadagni dovuti all'esposione di Calciopoli».
«I quattro tifosi - spiega ancora Reboa - hanno invece chiesto i danni materiali e morali per aver visto alterato lo spettacolo in favore della società bianconera e il risarcimento del prezzo degli abbonamenti allo stadio e all'emittente televisiva».
Un altro scommettitore (dopo quello di Aosta a dicembre) si è fatto avanti, mostrando una bolletta vecchia di un paio d’anni e dichiarandosi vittima di una truffa: anche lui vuole far parte della schiera delle parti civili. Spetterà al gup Eduardo De Gregorio decidere quali parti ammettere. Sarà questo il tema dominante della prossima udienza, fissata per il 18 marzo, oltre all’ammissibilità delle eccezioni preliminari. Il 29 marzo, invece, saranno di scena i pm. Il 17 aprile l’ultimo appuntamento. Forse quello decisivo.
8 febbraio 2008