Processo Gea, Luciano Moggi si scaglia contro tutti
«Ho ricevuto tanti pugni in faccia e c'è l'amarezza di chi ha lavorato ed è stato costretto a lasciare i campi di calcio per frequentare le aule di tribunale con la mia famiglia e quella di mio figlio che si è disgregata. Baldini e Auricchio si dovrebbero vergognare». Interviene Luciano Moggi davanti alla decima sezione del Tribunale di Roma, dove si sta svolgendo la nuova udienza del processo Gea che vede indagato l'ex direttore generale della Juve, il figlio ed altre quattro persone.
In apertura di udienza, che doveva essere dedicata al confronto tra Baiocco e Baldini, poi saltato, Luciano Moggi ha chiesto al presidente Luigi Fiasconaro di poter fare dichiarazioni spontanee. Moggi ha parlato per oltre mezz'ora accusando tutti quelli che hanno testimoniato contro di lui, a cominciare dall'ex ds della Roma Franco Baldini, il maggiore del carabinieri Attilio Auricchio (che ha svolto le indagini per Gea e Calciopoli a Napoli). «La vicenda appare come una cosa macchinata e predisposta - ha detto Moggi - sono molto sconcertato: non ci sono prove ma solo chiacchiere contro di me». «Baldini e Auricchio - ha aggiunto Moggi - hanno testimoniato qui dicendo di non conoscersi e poi è saltato fuori che si vedevano da oltre un mese. Si dovrebbero vergognare».
L'ex dg della Juventus è stato molto duro nei confronti del suo grande accusatore Franco Baldini: «E' uno che si è rifugiato all'estero - ha detto Moggi - e poi crea problemi. Perché non chiedere al presidente della Roma, Franco Sensi, come gestisce le società Baldini, come ha lavorato. La Roma era sull'orlo del fallimento, mentre la Juve (all'epoca della gestione Moggi) non ha mai avuto bisogno dell'intervento dell'azionista di riferimento, anzi abbiamo dato dividendi al gruppo. Sensi potrebbe essere testimone del lavoro di Baldini».
Una frecciata Moggi l'ha riservata anche a Cesare Geronzi e Ciriaco De Mita i cui figli (Chiara e Giuseppe) sono stati prosciolti dall'inchiesta Gea in fase di indagine e non sono più sotto processo: «Geronzi si dilegua, De Mita si dilegua, ma la figlia era fondatrice di Gea. Ma siamo rimasti noi con il cerino in mano». L'ex dirigente bianconero si è poi scagliato contro tutti coloro, i calciatori ex Gea chiamati sul banco dei testimoni dal pm Luca Palamara, che gli hanno rivolto accuse: «Miccoli - ha detto Moggi - è venuto a dire che è rimasto in pullman quando la Juve festeggiò lo scudetto in Comune a Torino: era stato Franzo Grande Stevens a organizzare la festa e Miccoli non faceva parte della Juve che aveva vinto il campionato: e poi era pieno di orecchini, sulle orecchie, sul naso magari li metteva anche sulle gambe e questo alla Juve non va bene».
Su Chiellini (in comproprietà con il Livorno) e la sua cessione alla Juve, Moggi ha detto che era stato il presidente del Livorno, Aldo Spinelli a cercare lui e a Giraudo. Infine frecciate anche per Corrado Grabbi («non ha mai giocato bene da nessuna parte, stava in mezzo al campo a guardare gli altri giocare»). Per Nicola Amoruso («un buon giocatore per squadre come la Reggina e dovrebbe solo ringraziarci per aver guadagnato con noi 14 miliardi delle vecchie lire»). L'udienza è proseguita con la testimonianza di alcuni testi delle difese tra cui ex dipendenti Gea.
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