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Processo Sandri, Spaccarotella disse di aver sparato in aria


E’ iniziato oggi il processo per la morte del tifoso laziale Gabriele Sandri ucciso con un colpo di pistola nell'area di servizio Badia al pino (Arezzo) l'11 novembre del 2007. L'imputato, il poliziotto Luigi Spaccarotella, accusato di omicidio volontario, si è presentato in aula ma non ha rivolto lo sguardo ai famigliari della vittima: il padre Giorgio, la mamma Daniela e il fratello Cristiano.

La corte d'assise di Arezzo ha respinto la richiesta di rito abbreviato avanzata dai difensori dell’imputato. La testimonianza di Spaccarotella è prevista per la fine di aprile, forse il 23 o il 24. Stamani in Corte d'assise ad Arezzo, il presidente Mauro Bilancetti ha ammesso tutti i testimoni presentanti dalle parti, fra cui, per la difesa il capo della polizia Luigi Manganelli.

LE TESTIMONIANZE DEGLI AGENTI
Dalle testimonianze degli altri agenti presenti il giorno dell’uccisione di Sandri emerge che l'agente Luigi Spaccarotella disse più volte ai colleghi, anche dopo aver saputo della morte del tifoso, di aver sparato due colpi in aria. Uno dei testimoni - quattro quelli sentiti - è stato incerto nel rispondere quando gli è stato chiesto se Spaccarotella ripose la pistola nella fondina dopo il primo sparo. I testimoni hanno detto che quel giorno videro un gruppo di persone aggredire «violentemente» un altro gruppo che si trovava in una Mercedes, nell'area di servizio opposta a quella in cui si trovavano Spaccarotella e i colleghi. Gli agenti accesero la sirena, poi Spaccarotella sparò un colpo in aria. Dopo si mise a correre lungo la strada.

Nessuno dei testimoni che hanno parlato stamani lo ha visto sparare la seconda volta, quella fatale per Sandri. Al suo ritorno, l'agente disse di aver sparato un secondo colpo in aria. «Non specificò - ha risposto un testimone - se fu accidentale». Solo dalle radio di servizio capirono che era morto un tifoso e che lo sparo era di un agente. «Spaccarotella si mise a piangere - ha spiegato un testimone - ebbe un mancamento». Un agente «non dalla pistola facile» hanno detto i suoi colleghi riferendosi a Spaccarotella.

LO SCONTRO NELL’AUTOGRILL
Una decina di ragazzi che si dirige verso una Mercedes parcheggiata; alcuni di loro la colpiscono più volte, anche con un ombrello. Momenti concitati, poi la fuga. E’ il racconto fatto davanti alla corte d'Assise di Arezzo da quattro dipendenti degli autogrill di Badia Al Pino Est e Ovest (Arezzo), dove l'11 novembre del 2007 si trovavano, nel secondo, l'agente Luigi Spaccarotella, e, nel primo, il gruppo di Gabriele Sandri. I testimoni hanno ricostruito le fasi che precedettero lo sparo di Spaccarotella che uccise Gabriele Sandri. Nessuno di loro ha visto l'agente esplodere quel colpo.

«Ho visto uno del gruppo - ha raccontato una testimone - che incitava gli altri a seguirlo. Un altro, il più alto, aveva in mano un ombrello. Sono arrivati davanti a una Mercedes e alcuni di loro hanno iniziato a colpirla. Un ragazzo, o forse due, erano fuori dall'auto e sono stati aggrediti». Altri testimoni hanno aggiunto di aver udito la sirena della polizia, il primo sparo, e di aver visto i giovani dirigersi verso le proprie auto: il gruppo che era con Sandri viaggiava su una Megane e una Clio. La Mercedes si è messa in moto e uno degli occupanti, passando a fianco di un giovane che stava raggiungendo la Megane, ha aperto lo sportello gettandolo a terra. «Ha fatto due capriole sull'asfalto», ha spiegato un altro testimone.

Il benzinaio dell'autogrill ha aggiunto di avere poi raccolto, vicino alle pompe di benzina, due coltellini a serramanico semiaperti e una cintura. Durante la zuffa, i testimoni hanno sentito la sirena, uno ha udito Spaccarotella urlargli di appuntarsi i numeri di targa, qualcuno ha visto l'agente correre, qualcuno ha udito entrambi gli spari.


L’INCONTRO IN TRIBUNALE
«Avrei voluto urlare, ma aspettiamo la giustizia. Non ha mai alzato gli occhi, sa quello che ha fatto e non ha il coraggio di guardarci in faccia». Lo ha detto Giorgio Sandri, padre di Gabriele, il tifoso ucciso nel 2007 in un area di servizio dell'A1, al termine della prima udienza del processo che vede imputato per omicidio volontario il poliziotto Luigi Spaccarotella.

«Io lo capisco come padre, ma se l'agente li avesse guardati quale sarebbe stato il commento? E' uno sguardo di sfida? Mi ha guardato ma non ha avuto il coraggio di avvicinarsi?». Lo ha detto Federico Bagattini, uno dei difensori dell'agente Luigi Spaccarotella, commentando le dichiarazioni critiche dei familiari di Gabriele Sandri, verso l'atteggiamento tenuto dall'agente oggi in aula.

20 marzo 2009



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