Sensi e Cragnotti assolti dall'accusa di falso in bilancio e plusvalenze truccate
Sentenze morbide e di assoluzione per Roma e Lazio nell’ambito del processo per il cosiddetto doping amministrativo. Condanna ad una sanzione di 60 mila euro per illecito amministrativo alla società A.S. Roma; assoluzione dalla stessa imputazione per la S.S. Lazio; assoluzione piena per Sergio Cragnotti dall'accusa di false comunicazioni sociali; assoluzione piena dalla stessa imputazione per Franco Sensi, tranne che per un episodio per il quale è stata dichiarata la prescrizione.
E' la sentenza pronunciata oggi dalla Decima sezione penale del Tribunale di Roma, a conclusione del processo scaturito dalle irregolarità che secondo l'accusa caratterizzarono i bilanci del 2001 e 2002 delle due società calcistiche della Capitale. La sanzione inflitta alla Roma è conseguente a uno degli episodi contestati a Sensi, e riguardante la compravendita dei calciatori della squadra Primavera. L’episodio comporta la non punibilità dello stesso Sensi, ma non della società che ha ottenuto vantaggi per le irregolarità contestate.
A sostenere l'accusa e a svolgere l'inchiesta sono stati i pubblici ministeri romani Luca Palamara e Maria Cristina Palaia. Avevano contestato ai due patron delle squadre romane di avere esposto nei bilanci fatti non corrispondenti al vero omettendo informazioni la cui comunicazione è imposta dalla legge. Al centro della vicenda la cessione e l'acquisto di calciatori come Sebastian Veron, il giapponese Nakata e altri calciatori.
Ad assistere Sergio Cragnotti e Franco Sensi sono stati, per il primo, gli avvocati Ugo Longo e Giammichele Gentile, e per quanto riguarda Sensi Bruno Assumma.
30 ottobre 2007