Spy story, Todt non ci sta: "La McLaren ha avuto grandi vantaggi dalle informazioni rubate"
Il giorno dopo la sentenza di assoluzione della McLaren per la faccenda della spy story Jean Todt analizza con grande durezza il verdetto della Fia e rivela alcuni retroscena inquietanti: "Sono amareggiato - spiega l'amministratore delegato della Ferrari - quello che è avvenuto ieri è grave. Da una parte è stato emesso un giudizio di colpevolezza, dall'altra si è ritenuto di non dare alcuna sanzione: non riesco a capire. Da parte nostra andremo avanti per quanto riguarda le azioni legali in corso in Italia e in Inghilterra e non escludiamo di intraprendere altre azioni".
Todt entra nel dettaglio del procedimento disciplinare che si è svolto ieri a Parigi: "Durante la riunione di ieri i vertici della McLaren, nessuno escluso, hanno ammesso che il loro chief designer ha ottenuto sin dal marzo scorso, prima del GP d'Australia, dei documenti da parte di Nigel Stepney. Alcune di queste informazioni sono state selezionate per preparare una richiesta di chiarimento alla FIA, indirizzata chiaramente contro di noi visto che per tutto il weekend di Melbourne, il team principal della McLaren e i suoi più stretti collaboratori rilasciavano dichiarazioni in cui mettevano in dubbio la legalità di certe macchine. Quindi, tali informazioni sono state usate per ottenere un vantaggio nei nostri confronti: non attraverso un aumento delle loro prestazioni bensì attraverso una limitazione della nostra".
L'analisi di Todt è elementare quanto difficilmente contestabile: "Come confermato dalla stessa decisione di ieri, la violazione è data già dal semplice possesso delle informazioni, che di per sé costituisce un enorme vantaggio in una competizione come la Formula 1. Per la Ferrari è come trovarsi a giocare una mano di poker con un avversario che conosce già le tue carte".
Todt ha raccontato anche un retroscena: "Alcune settimane dopo la gara di Melbourne (primo gran premio del Mondiale 2007, il 18 marzo, n.d.r.), in occasione di una riunione, il team principale della McLaren mi propose di raggiungere una sorta di accordo per stabilire migliori rapporti fra le due squadre evitando eventuali reciproche denunce all'autorità sportiva. Gli risposi che mi era impossibile crederci perché tante volte avevamo visto che certi impegni erano sempre stati disattesi da parte loro. Ci fu uno scambio di opinioni e, volendo credere che alla fine ciò fosse possibile, acconsentii a siglare, il 9 giugno scorso, questo accordo. Per tutto quel periodo e anche posteriormente, la McLaren era perfettamente a conoscenza non soltanto delle email mandate dal nostro delatore (Nigel Stepney, n.d.r.), ma anche del fatto che il loro chief designer (Mike Coughlan, n.d.r.) era rimasto in contatto con lui e aveva ricevuto e continuava ad essere in possesso di un ingente quantitativo di informazioni tecniche di nostra proprietà. Quindi, da una parte ci veniva detto fidiamoci l'uno dell'altro, dall'altra si nascondevano certi fatti gravissimi come quelli sopra citati ben guardandoci di informarci come avrebbe richiesto lo spirito e la lettera dell'accordo".
27 luglio 2007