Tifo e ricatti, undici in manette a Napoli: Santacroce a casa di un arrestato Fanno parte dei cosiddetti “Bronx” di Napoli gli undici che sono finiti in manette con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata a reati durante partite di calcio. Un gruppo che secondo procura di Napoli e Digos provocava incidenti, dopo averli pianificati, per garantirsi potere nella galassia del tifo violento cittadino e come forma di ritorsione nei confronti della società guidata da De Laurentiis. In questura spiegano che tutti i gruppi di ultras del Napoli, non solo il Bronx, sono ostili alla società, “rea” di non lasciare campo libero ai violenti. Due anni di indagini hanno portato prima al sequestro di armi e indumenti per il travisamento, quindi alla retata di ultras. Tatuaggi come marchio di riconoscimento: chi usciva dal gruppo, doveva toglierlo perché non degno di portarlo. Tra gli altri, in manette è finito Francesco Fucci, ritenuto il capo del gruppo e affiliato al clan camorristico dei Mazzarella. Nei lunghi mesi di intercettazioni e appostamenti, la polizia ha potuto appuntare le pianificazioni delle azioni nell’abitazione del capo, le frequentazioni degli allenamenti e i contatti con alcuni giocatori.
L’ex azzurro Fabiano Santacroce, ora in prestito al Parma, ascoltato come persona informata sui fatti, incontrava spesso proprio Fucci. In un caso, per consegnarli maglie ufficiali, quando questi era ai domiciliari. Contatti esistevano anche con altri tesserati, tuttavia più prudenti del brasiliano. Alcuni mantengono certe conoscenze perché ritengono che possano influire sul rinnovo del contratto. Giocatori non indagati ma comunque “bacchettati” dai magistrati: «Simili contatti andrebbero evitati». Agli atti anche dichiarazioni di Lavezzi rilasciate per un’altra inchiesta a proposito di Antonio Lo Russo, il figlio dell’ex capo clan di Miano (Salvatore, poi collaboratore di giustizia) che fu fotografato a bordo campo durante partite del Napoli al San Paolo. Il Pocho racconta di averlo conosciuto come ultrà e che quando si ipotizzava di un suo addio a Napoli fu proprio Lo Russo ad attivarsi perché al San Paolo fosse esposto uno striscione che lo invitata a restare. «Non lo vedo da molto tempo e poi ho saputo che ora è latitante in quanto camorrista».
16 febbraio 2012
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