Tutti contro Marion Jones: è probabile che perda le medaglie olimpiche Dopo la lettera di Marion Jones pubblicata dal Washington Post con cui la sprinter statunitense ammette di aver fatto uso di doping prima delle Olimpiadi di Sydney 2000, arriva immediata la condanna della federazione e del comitato olimpico americano. «Qualsiasi cosa che porta alla luce la verità sull'uso di doping è da considerarsi positiva per assicurare l'integrità dello sport» ha spiegato l'amministratore delegato della federazione di atletica leggera statunitense, Craig Masback. «L'uso di sostanze che migliorano le prestazioni è una tragedia per gli atleti, i loro compagni, gli amici, le famiglie e lo sport».
La Jones potrebbe vedersi ritirare le medaglie d'oro vinte a Sydney nei 100 e 200 metri e nella staffetta 4x400, oltre ai bronzi dei salto in lungo e della 4x100, ma il portavoce del comitato olimpico a stelle e strisce, Darryl Seibel, non ha voluto commentare queste eventualità. «Se tutto ciò è vero, si tratta di un'ammissione di responsabilità da parte di un atleta che è profondamente in obbligo con lo sport e il movimento olimpico. La nostra posizione è inequivocabile: il doping è una frode e in nessuna circostanza può essere tollerato. Se un atleta truffa è giusto che paghi il prezzo delle sue azioni».
Il Cio, dal canto suo, ha chiaramente fatto capire che metterà in moto la macchina della giustizia sportiva per privare la Jones delle medaglie vinte con l'inganno se dovesse dichiarare la sua colpevolezza anche in tribunale. Il nuovo codice antidoping, infatti, consente di prendere provvedimenti contro atleti che abbiano commesso violazioni anche fino ad otto anni prima.
«Il Cio ha appreso della volonà di Marion Jones di ammettere la propria colpevolezza per aver mentito agli agenti federali in merito all'assunzione di sostanze dopanti - spiega il Comitato Olimpico Internazionale in un comunicato - dal 2004 il Cio ha un fascicolo aperto sulla Balco (laboratorio produttore del potente Thg), con una commissione incaricata di indagare sulla sua ingerenza nelle competizioni olimpiche. I progressi fino ad oggi sono stati lenti a causa della difficoltà nel reperire prove. Le informazioni che Marion Jones dovrebbe fornire oggi potrebbero essere fondamentale per andare avanti con il caso».
Per la spinter potrebbe essere emessa dal tribunale penale persino una condanna a 6 mesi di prigione e una lunga squalifica dalla competizioni per mano dell'agenzia statunitense antidoping (Usada). La federazione internazionale, la Iaaf, aspetta un resoconto dall'Usada e potrebbe anche annullare tutti i risultati ottenuti dalla Jones dal 1999 al 2001.
Duro con la Jones il presidente del comitato olimpico australiano, John Coates: «Bisogna riaprire il caso di Marion Jones aperto nel 2004 e spero che le sue medaglie le siano ritirate. Il nuovo codice antidoping autorizza a tornare indietro di otto anni». Per Coates «se è vero che la Jones si era dopata per i Giochi di Sydney, è giusto le vengano ritirate le medaglie. Resta comunque molta, molta delusione per le atlete che si sono trovate ad affrontarla, perchè l'ingiustizia subita non potrà mai essere compensata da una decisione del giudice».
05 ottobre 2007
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