Un altro caso di Sla nel calcio, il dramma di Agatino Russo «Ho scoperto la malattia un anno fa. E in un primo momento mi sembrava impossibile. Purtroppo dopo tutte le visite e gli esami diagnostici, mi è stato dato questo verdetto, Sclerosi Laterale Amiotrofica, che non ho ancora accolto molto bene». A Non Solo Sport, programma sportivo della Radio Vaticana, la richiesta di aiuto di un ex calciatore di Ternana e Narnese, difensore, Agatino Russo, 58 anni, rappresentate di occhiali, colpito da SLA, la Sclerosi Laterale Amiotrofica.
«Sto vivendo due drammi: uno esistenziale perchè ho interrotto il lavoro, non ho raggiunto i limiti di età pensionabile con tutte le problematiche quotidiane di portare avanti una famiglia di sei persone, di cui quattro figli, con le bollette, l'affitto da pagare e da mangiare. In più il dramma di questa malattia che, purtroppo, ad oggi, non lascia scampo».
«Sono stato sfrattato - spiega Russo - perché da quando mi sento male non ho posso pagare l'affitto. Tutti i miei risparmi di una vita sono andati per le cure e veramente non so più dove rivolgermi per essere aiutato. Mi ha fatto molto piacere vedere l'immagine di Borgonovo allo stadio di Firenze, che lotta anche per me, per la malattia che porto. Con la differenza sostanziale, però, che io sto vivendo dei momenti terribili sia per la malattia, sia per affrontare la vita quotidiana. Sto lottando disperatamente perché questo mondo - che prima mi sembrava una cosa normale - ora lo vedo come una cosa che non posso lasciare. Tanto più che non posso lasciare i miei figli e mia moglie. Per cui farà il possibile per sconfiggere la malattia, anche se mi rendo conto che è una cosa molto difficile, se non impossibile».
«Nel periodo in cui militavo nelle giovanili della Ternana, dove giocava anche Longobucco poi passato alla Juventus - ricorda Russo - c'erano anche quattro compagni oggi deceduti, tutti in giovane età, non per la Sla ma per tumori al fegato, ai reni, al pancreas. Facevano parte del gruppo in cui ci allenavamo. Quando andavamo in ritiro con la prima squadra, a fine allenamento, ci davano delle bocce. Sapevo che erano integratori, anti faticanti e alcune volte delle pillole per superare lo sforzo. Non ricordo di aver preso altre cose. Mi faccio portavoce tramite la Radio Vaticana per aiutare la ricerca medica a trovare una soluzione, per sapere da cosa dipende la Sla e trovare una possibile cura».
20 ottobre 2008
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