Un esperto inglese di doping lancia l'allarme: "Il test sul Gh non funziona"
I controlli sull'ormone umano della crescita sono «inutili» e gli unici atleti a cadere nella rete dell'antidoping risultano positivi perché «stupidi». Ne è convinto Peter Sonksen, luminare britannico del doping, che in un'intervista alla Bbc ha esortato a correre in fretta ai ripari per evitare di assistere inconsapevolmente ad un'edizione olimpica, quella di Pechino 2008, pesantemente condizionata dal doping.
«Il test che abbiamo è imperfetto ed è probabile che davvero parecchi di quelli che sembrano risultare negativi ai controlli siano, invece, atleti dopati», ha detto Sonksen, professore emerito di endocrinologia presso il St. Thomas Hospital di Londra. Secondo Sonksen, che ha studiato l'ormone umano della crescita per 40 anni, «fino a quando non si avrà un test più efficace non potremo credere a ciò che vediamo. Non conosciamo il numero di atleti che utilizzano il Gh, perché non esiste un test affidabile in grado di dircelo. Abbiamo solamente delle voci e queste voci dicono che l'ormone umano della crescita è diffuso. In base alle stime la maggior parte degli atleti è convinta che i loro colleghi per metà siano dopati».
Il medico ha quindi accusato gli allenatori di giocare un ruolo importante nella difficile percezione di quelle che a suo dire sono le reali dimensioni del problema: «Gli allenatori sanno esattamente per quanto tempo un farmaco resta nell'organismo - ha detto Sonsksen - e riescono a trovare il modo di portare il loro atleta alle Olimpiadi facendolo risultare negativo. Con l'ormone della crescita, visto che non esiste un test efficace, non devono preoccuparsi. L'unica cosa di cui devono accertarsi è non farsi trovare con questo farmaco in valigia».
16 novembre 2007