Wada e Procura Antidoping del Coni spingono per nuove indagini sull'Operacion Puerto
Il presidente della Wada, Richard Pound, alla scaduta del suo mandato dopo otto anni, si augura che la giustizia spagnola riapra il fascicolo della Operacion Puerto che il giudice istruttore Antonio Serrano ha chiuso nel marzo scorso. Pound, che già in passato aveva spronato la magistratura iberica a riprendere le indagini, ritiene «insoddisfacente» l’operato della giustizia e chiede quindi la riaperura del caso attraverso l’accetazione del ricorso presentato dalla Wada stessa e dall’Uci.
«Mi sembrerebbe strano - afferma Pound - che il ciclismo sia l’unico sport implicato in un sistema così ben organizzato». A smuovere qualcosa potrebbe contribuire addirittura la Procura Antidoping del Coni. Il capo Ettore Torri, appellandosi al regolamento del nostro ordinamento sportivo che gli permette di agire anche nei confronti di atleti stranieri, ha intenzione di prendere in mano la questione e di andare fino in fondo, giudicando di fatto i ciclisti che in Spagna non sono stati ancora nemmeno ascoltati.
Torri potrebbe convocare a Roma Alberto Contador, vincitore dell’ultimo Tour de France, Alejandro Valverde e non solo loro. Questi corridori, qualora decidessero di non rispondere alla convocazione, sarebbero giudicati in contumacia e se ritenuti responsabili di pratiche o frequentazioni illecite, potrebbero subire l’inibizione alla pratica ciclistica sul territorio italiano. Quindi, niente Milan-Sanremo, Giro d’Italia, Lombardia e, soprattutto, il Campionato mondiale di Varese del prossimo anno.
E se Torri riuscirà a rompere il fronte, si potrebbero aprire nuovi scenari. Quali? Altre federazioni, come quella francese e tedesca, molto sensibili alle problematiche legate al doping, potrebbero decidere di muoversi nella stessa direzione e fare terra bruciata attorno ai corridori dei sospetti.
13 novembre 2007